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DOCUMENTARI

"11 metri": storia di un campione silenzioso

Speciale Festival Internazionale del Film di Roma

AgoDiBartolomeiAgo è davanti al pallone, con le mani lo sistema tra l'erba bagnata proprio sopra il disco bianco, a 11 metri dalla porta, dove un giullare inglese fa versi che ad altri irriteranno: e davanti a lui la curva, migliaia di voci, dietro a lui la sua carriera, uno scudetto cucito sul petto, un punto di svolta, tanto sognato. Era il 30 maggio 1984.Agostino Di Bartolomei era il capitano di quella Roma "magica" che dopo oltre 40 anni ha riportato lo scudetto a Roma: la Roma di Pruzzo, Conti, Falcao, Tancredi, quella che oggi noi raccontiamo a chi non l'ha vissuta ma ne sente riecheggiare le gesta tra le vie di Testaccio e i rioni della Garbatella.

Ultima modifica il Venerdi, 25 Novembre 2011 07:01

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"Dead man talking": le interviste agli uomini morti

Speciale Festival Internazionale del Film di Roma

DeadMenAvete mai visto una puntata de “La vita in diretta” con delle inviate pronte a tutto pur di far piangere i protagonisti del servizio? Oppure il volto così falsamente disperato di Barbara D'Urso durante un collegamento con una madre distrutta dal dolore? Se vi è capitato e questo tipo di televisione vi fa ribrezzo… sappiate che non avete visto ancora niente!Va in onda da cinque anni un programma, in una regione cinese, con una densità di 100 milioni di abitanti, dal titolo "“Interviews Before Execution” (Intervista con il condannato) in cui una giornalista interroga i condannati a morte a pochi giorni prima della loro esecuzione.È tra i tre programmi più visti della regione cinese.Il documentario che ne racconta la storia si intitola, facendo il verso al famoso film, "Dead man talking" , di Robin Newell, famoso documentarista.Il documentario è stato pensato per il mercato cinese, dove la pena di morte (i dati non sono resi pubblici) è una condanna usata per i casi considerati gravi come l'omicidio: è considerata dal popolo un giusto mezzo da usare come deterrente, per spaventare i propri figli, anche i più piccoli, tanto che il programma è fatto seguire ai bambini dai genitori.Din Yu è la giornalista d'assalto, one woman show, che ci racconta della sua "missione" per riabilitare queste persone destinate alla fucilazione, ponendo domande che dal tono di voce se non fossero tradotte potrebbero sembrare "cosa ha mangiato oggi?"

Ultima modifica il Venerdi, 04 Novembre 2011 15:20

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Girl Model, corpi a perdere

Speciale Festival Internazionale del Film di Roma

GirlModel

Siamo a Novosibirsk, in Siberia. Un’importante agenzia di modelle sta selezionando, tra circa 200 ragazze, una giovane che avrà un contratto con la Switch Model , agenzia giapponese di Tokio.La modella deve avere determinate caratteristiche: occhi grandi, carnagione chiarissima, magrezza estrema, capelli biondi, altezza minima 1,72.Tra le tante ragazza che sfilano in costume da bagno viene scelta Nadya perché ritenuta adatta ai canoni di bellezza giapponesi. Nadia ha 13 anni.Questa è la sua storia, o meglio una delle tante, quella che una volta poteva essere definita la "tratta delle bianche", bambine mercificate nella macelleria della moda, tritate e poi scartate , usate poi riciclate, svendute.Quello che emerge è il lato oscuro della moda, che già varie volte è stato portato alla luce in altri documentari, ma questa volta è visto con gli occhi delle bambine che vivono la loro favola, che pensano di sfamare la famiglia di una Russia rurale e contadina così lontana dagli sfarzi di Mosca e San Pietroburgo.Nadia partirà per Tokio con la valigia di speranze, con gli occhi grandi e spalancati di fronte alla metropoli che più volte durante il documentario si riempiranno di lacrime, e tornerà dopo due mesi, afflitta, per un contratto non rispettato, dei soldi che le servivano per vivere e far vivere la famiglia mai visti, con tanti casting e due lavori non retribuiti. L'altra figura fondamentale è la talent scout, ex modella ormai vecchia per questo mondo, a 27 ha fatto fortuna scovando le bellezze bambine in giro per la Russia.

Ultima modifica il Giovedi, 24 Novembre 2011 12:34

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Laura, Pier Paolo. La passione e l'amore

Speciale Festival Internazionale del Film di Roma

BettiLaura Betti è stata, ed è tutt'ora nell'immaginario di chi l'ha vissuta, una storia di passione e di amore incarnata in una donna.Il documentario "La passione di Laura" ci ripropone la vita della grande artista, tra musica prima e cinema poi, attraverso una narrazione intimista e al contempo detemporizzata. Alla guida le mani sagge di un ex montatore passato alla regia, Paolo Petrucci, abile nella miscellanea dei sapori e dei colori che questa intensa storia rimanda.Laura Trombetti inizia l’ascesa artistica quando un giorno decise di lasciare Bologna per trasferirsi a Roma: racconta come nel frequentare i posti giusti, come il ristorante da Otello, si potevano fare le conoscenze per entrare nel fantastico mondo della settima arte. Li conosce Luchino Visconti anzitutto , che la sente cantare, la chiama semplicemente Betti, da lì il nome d'arte che l'accompagnerà per tutta la vita.

Ultima modifica il Sabato, 29 Ottobre 2011 22:25

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