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MUSICA

Bosso, il jazz e Nino Rota

Fabrizio Bosso suona all’Auditorium di Roma le musiche di Nino Rota

© foto di Elio Carlos Mendoza Garofani
b1Sfondo Blu. L’orchestra attacca con le prime note, violini e violoncelli. La jazz band accompagna delicatamente la prima aria. Sembra ricordare qualcosa. La tromba ne delinea la musica. Viene da dire che fa parte oramai del nostro DNA. La musica è quella di Nino Rota. La colonna sonora è quella di un film di Fellini. E alla tromba, quasi a disegnare le note nell’aria, c’è Fabrizio Bosso. Siamo all’Auditorium di Roma, ed è appena incominciato il concerto del jazzista Fabrizio Bosso, accompagnato dalla I-Orchestra, in un concerto dedicato alle musiche del grande Nino Rota. Le musiche sono quelle dell’album “Enchantment”, registrato a Londra, negli studi dei Abbey Road, quelli dei Beatles; alle corde la London Symphony Orchestra.

Ultima modifica il Mercoledi, 22 Febbraio 2012 16:04

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62° Festival di Sanremo: e anche questa è andata

Emma vince, seconda Arisa e terza Noemi

sanremo-2012-emmaAnche questo Sanremo è finito e, dopo cinque lunghissime, interminabili serate, giuria demoscopica, golden share della sala stampa e potentissimo televoto è stata incoronato Emma Marrone con il suo brano "Non è l'inferno", che ha trionfato su "La Notte" di Arisa e "Sono solo parole" di Noemi. Tre donne sul podio dell'Ariston, non accadeva dal 1999 quando, ai primi tre posti, si classificarono Anna Oxa che vinse con "Senza pietà", seconda Antonella Ruggiero e terza Mariella Nava. Podio al femminile ma soprattutto profumato di talent show, che ormai imperversano nella kermesse ligure: da "Amici" Emma e Pierdavide Carone, nella top six con Lucio Dalla e la loro "Nanì", da "X Factor" Arisa, giudice della passata edizione, e Noemi, partecipante del talent nel 2008. Il Premio della Critica è andato a Samuele Bersani e al suo brano "Un pallone", canzone divertente e intelligente, da riascoltare, mentre Nina Zilli porterà il brano "Per Sempre" all'Eurovision Song Contest, dove l'anno scorso andò Raphael Gualazzi, trionfatore dei giovani.

Ultima modifica il Domenica, 19 Febbraio 2012 23:01

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Fossero questi gli "Ultimi Errori del Novecento"

Il nuovo album di 33 Ore

GARR013 2011 33 ore Ultimi errori del Novecento cover 600x600px  low33 ore sono le ore che impiega il treno a percorrere il tragitto da Irkutsk e Ulaanbaatar; 33 Ore è Marcello Petruzzi, sempre con Garrincha, per il nuovo album “Ultimi Errori del Novecento”. 33 minuti il tempo riempito dalle 11 tracce di questo disco, che saluta con un aquilone in mano dall'oceano, a cavallo tra il vecchio continente e l'America, Terra Promessa. Mi immagino nei sogni di Marcello una vecchia Jepp Renegate anni '80, impolverata e non proprio integra. Chilometri macinati senza una meta precisa, per il semplice gusto di andare, vedere, raccontare. Quelle autostrade infinite in cui pensare, non obbligatoriamente con filo logico. Me le fanno venire in mente quel blues rimescolato a un country rock d'autore, le parole snocciolate con leggerezza ma ben accostate, delicatamente appoggiate le une alle altre. Elemento pop inedito. Senza alcuna traccia di una scaletta premeditata, un disco che prende da ognuno di questi elementi, li arrangia con maestria e li condensa sotto una coltre piena di rimandi (“Le donne belle”, dichiaratamente ispirata alle lettere di Adriano Sofri dal carcere), somiglianze (Nick Cave, Tom Waits, quelli più facili; addirittura Manu Chao) e dediche (“il vecchio Mario”, a Mario Monicelli). 

Ultima modifica il Venerdi, 17 Febbraio 2012 18:43

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Punk’s not dead

Traffic Club, live Dirty Love, Giuda e special guest Slaughter And The Dogs

dogsCalda serata. Accoglienza più che mai calorosa al Traffic Club di Roma, per una serata che presenta una maxi band come gli Slaughter And The Dogs, anticipati sul palco da niente meno che Dirty Love e Giuda. Il punk è morto? Non si direbbe. Con una scaletta che comincia a solleticare il pubblico, in un crescendo energico strepitoso, Dirty Love consegna un caloroso “benvenuti”. Insieme dal 2004, Albert (chitarra e cori), Alien (batteria e cori), Ant (basso e cori) e la super Lizzi (voce) riportano sotto i riflettori un seduttivo e folle punk anni ’70, a partire dall’original look fino allo screaming sbruffone, divertito e sexy. Lizzi è un animale da palco: la voce incredibile e la mimica irreverente. Bei momenti, da “Crazy Love”, a “Don’t you say”, fino a “Killer on the loose”, che chiude l’esibizione, anche per chi gridava al bis. Passo successivo, una band che conosciamo da vicino, giallo rossi a tutti gli effetti, usciti da una brutta esperienza con un cambio di nome, ma anche una nuova energia. Loro sono i Giuda, alias Lorenzo, Danilo, Tenda, Daniele, Michele. Incredibile quello che fanno alla gente lì sotto. Un delirio totale, di mani, di voci, di lanci sulla folla, si propaga già dalla seconda nota.  "Racey roller", ultimo album, chiarisce ancora una volta la vocazione irriducibile di questi ragazzi a creare il Rock, riempirlo e renderlo tangibile con un palco sotto i piedi.  Rock & Roll puro, toccate di glam, gran dosi di punk: da “Number 10” (10 come il Capitano, Mr. Francesco Totti) a “Getting Over”, due chitarre potenti, imponenti; Tenda al microfono che incita un’adrenalina già sovrabbondante nel pubblico; una presenza scenica da veterani dei riflettori.

Ultima modifica il Sabato, 18 Febbraio 2012 17:32

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"Volevo solo essere felice ad ogni costo"

Lo strepitoso esordio di Maria Antonietta

MAntoniettaGuardare un vecchio album di ricordi ad anni di distanza. Non troppi. Il giusto. Quegli anni cruciali in cui tutto cambia, così velocemente da non lasciarti il tempo per gran rimpianti. Neanche sai bene chi sei, cosa ci fai, che accidenti vai cercando. Diciamo che ce la metti tutta e non ti aspetti niente. L'importante. È. Crederci. Ma ora almeno, ora giuro, tutto quel riflusso gastrointestinale posso vomitarlo con l'un-politically correct che non osavo. Perché ora c'è un bel po' di strada che mi separa da te e molta di più davanti. Stimolo punk nel mandarti a quel paese, ma con classe. Tu Insicurezze, Tu faccia fra le facce, tu Delusione, tu Passato. Tavolozza da cantautore nel disegnare immagini che riescono vivide, precisamente messe a fuoco, nel delirio dei vent'anni. Maria Antonietta sfodera un album solista che è un grido di rabbia e riscatto dall'inizio alla fine. La freccia scoccata parte da un arco che ha i contorni di donna; ricalcati su quelli di Maria Antonietta stessa? Probabile. In ogni caso sovrapponibili a chiunque abbia masticato le inquietudini di questi benedetti/stramaledetti vent'anni. Lei riesce con un incedere che sembra accarezzare e invece spiazza, proprio come le immagini di superficie delle donne grandi che contornano tutto il disco: a partire dal nome d'arte, se vogliamo, fino a Maria Maddalena e Giovanna D'Arco.

Ultima modifica il Mercoledi, 15 Febbraio 2012 10:46

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