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New Carnival

Nuovi progetti e nuovi sound: intervista e video con i Carnival

© foto di Simona Gemelli

 MG_2376“Ogni uomo mente, ma dategli una maschera e sarà sincero”. Lo diceva Oscar Wilde, direi che possiamo ritenerla una citazione autorevole. Che il Sig. Wilde mi perdoni, ma qualcosa da aggiungere l’avrei. Un’altra citazione. Non pensate ora che non sia capace di formulare un pensiero originale (vedo già le vostre facce che si allargano sotto un sorrisetto sarcastico), ma vale la pena raccontare l’incontro. Si dà il caso infatti, che una delle poche cose in cui credo, ritenendomi orfana di dei e miti consacrati, siano gli scambi umani. Per cui, caro Oscar ti scrivo per dirti che gli uomini sono sì più sinceri quando possono nascondersi dietro maschere, ma diventano i peggiori bugiardi quando non scelgono più che maschera indossare. Chi lo dice? Un nome. Per l’esattezza, il nome di una band. Ho dovuto incontrarli e conoscerli per capirlo, e quell’aperitivo lo ripeterei anche a colazione. Loro si chiamano Carnival e questa è l’informazione che vi serve a completare il quadro. “Carnival” perché se pensate al carnevale togliendo di mezzo Arlecchino e compagnia bella, troverete piuttosto una metafora sensata di ogni santissimo giorno della nostra vita.

Senza ricadere nelle solite, banali, scontate riflessioni su questa maledetta società, la chiave di comunicazione vuol essere semplicemente una chiave di violino: musica, bella, con qualcosa da dire ma non da insegnare. Che chi ascolta capisca ciò che vuole, che chi si affaccia ai concerti metta la maschera che desidera; l’essenziale è che la scelta sia libera. E basta, vi prego, con tutta questa retorica da quattro soldi. Carnival alias Marcello (tastiere, composizione e arrangiamento), Viola (voce, composizione e arrangiamento), Leo (basso e arrangiamento) e Angelo (batteria e arrangiamento). Musicisti per passione, anche se la bolletta a fine mese è un incubo. Già: i ragazzi si autoproducono dall’inizio alla fine, compreso mixaggio e registrazione. Il nocciolo non è la band ma la musica come stile di vita, la qualità di quello che si traduce in note e delle storie da raccontare che valgano la pena di essere scritte. Lo scambio umano, quello reale; il tour in Cina che è l’esperienza più straordinaria che hanno vissuto, non certo per il cachet a fine serata (o meglio, non solo…). Quando trovi il canale è fatta. Una stessa storia potrà magari raccontare due cose diverse a due persone che l’ascoltano allo stesso modo, ma cosa importa? Se c’è una forma di democrazia rimasta intatta è proprio questa. Sentite da loro cos’hanno da dire:

“In passato, il gruppo nasce con una fortissima tendenza rock, un po' anni 70. Nel corso del tempo e dei live, che ci hanno permesso di osservare il giudizio del pubblico (compreso quello folle ed imprevedibile cinese!), abbiamo via via modificato il sound. Ma non il messaggio. Quello è sempre stato un punto stabile e tale resta. In questo momento stiamo uscendo da una fase di cambiamento di stile, l'entrata di Angelo (il batterista) nel gruppo ci ha permesso di sperimentare maggiormente vista la sua eredità musicale legata al dubstep, al downtempo e a sonorità più trip-hop. Il primo risultato di questo cambiamento è stato il brano ‘Roots Of Hope’. Nato reggae, provato in versione trip-hop un po' per gioco, è risultato essere più incisivo. Dopo quest'esperienza, è nata la necessità di trovare uno stile ben preciso che ci rappresentasse. Da un punto di vista sonoro ‘Jack’ (anch'esso modificato rispetto alla prima stesura) è la conferma delle nostre ‘volontà’. Per quanto riguarda il messaggio, le parole chiave sono Amore, Risveglio, Sperimentazione ma con della sana leggerezza di fondo, perché siamo positivisti, sebbene i tempi non lo permettano apparentemente. Nei testi traspare sempre un disagio, ma accompagnato puntualmente da quella ‘pulce nell'orecchio’ che è la strada per ricominciare. Speriamo vivamente, anche se sappiamo che succede rare volte, che chi ci ascolta lo faccia con il cuore e la testa, che si lasci stuzzicare dalle nostre parole e si renda conto che c'è sempre un modo per migliorarsi e migliorare ciò che abbiamo intorno. Perché, diciamocelo, ciò che manca oggi è proprio la condivisione ed il rispetto senza la pretesa di qualcosa in cambio. Stiamo lavorando alla registrazione del nuovo album, nuove e molteplici maschere. Nel frattempo metteremo volta per volta i brani on-line, a disposizione di tutti, sperando in una buona e costruttiva risposta del pubblico. Ci piacerebbe anche uscire dall'Italia, perché purtroppo la musica in questo Paese sta morendo. Dalle varie esperienze che abbiamo avuto ci siamo resi conto che per lavorare in Italia devi sottostare a troppi ‘comandamenti’ più che compromessi…”.

Vi lascio con l’ultima strofa di Jack e le parole di Viola a contornarla: “Aren't you tired of all this bullshit? Aren't you tired to carry all that weight?” “Come reagirà Jack noi non lo possiamo sapere, ma sappiamo di certo che non potrà annichilire se stesso per sempre, e speriamo vivamente che le nostre parole gli siano d'aiuto”.

 

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